Apicoltura e frutti di bosco anche così integriamo i redditi.
La mora di rovo.



Piccoli frutti e apicoltura vanno molto d'accordo. E non solo perché i fiori di queste piante sono in genere attivamente bottinati dalle api!
Queste produzioni presentano infatti numerosi punti di contatto con l'attività apistica. I piccoli frutti (lampone, rovo, ribes, ecc.) possono essere usati per arricchire e differenziare il miele destinato alla vendita; li si può facilmente trasformare in confetture e marmellate di pregio da commercializzare mediante gli stessi canali già utilizzati per il miele; USL permettendo... consentono di ottimizzare - con opportune, ma limitate modifiche - i costi di ammortamento del laboratorio di confezionamento del miele trasformandolo in un piccola struttura "polifunzionale". Dulcis in fondo (l'espressione è quantomai azzeccata!) si prestano infine a dare interessanti e pregiate raccolte di mieli uniflorali, sempre che le superfici investite raggiungano una certa dimensione.

La mora di rovo

Tra questi, la mora di rovo è senz'altro quello di più facile coltivazione. Ne è segno la diffusione allo stato spontaneo di questa pianta in quasi tutta la penisola.
L'areale più adatto è quello coincidente con la dorsale appenninica, su quote di media e alta collina. Anche se finora è soprattutto al Nord (Piemonte e Trentino) che la coltura ha avuto un certo successo, associata alla coltivazione di ribes e lampone. Si ha comunque notizia di impianti specializzati sorti di recente sia in Puglia che in Calabria.

Il terreno e il clima

Il rovo è una specie decisamente rustica che si adatta anche a terreni poveri e pesanti. Per ottenere buone produzioni è però consigliabile avere a disposizione appezzamenti caratterizzati da terreni abbastanza fertili, di medio impasto, a reazione acida o neutra.
Particolarmente importante è la piovosità. Per una buona produzione sono infatti necessari 800-1.000 mm di pioggia l'anno. Sono però da evitare le località dove sono frequenti le piogge estive (ad esempio le Prealpi) per i danni da marciume che l'eccesso di umidità può provocare ai frutti. La pianta resiste bene ai freddi invernali e non soffre particolarmente per le brinate e le gelate tardive.

L'impianto

Il reperimento delle piante da mettere a dimora non è però molto facile. Solo i vivaisti più grandi possiedono infatti una gamma sufficientemente ampia di varietà, tra le quali scegliere la più adatta alle proprie esigenze. In ogni caso occorre pretendere una certificazione scritta della cultivar acquistata, vista la frequente abitudine a propagare soggetti non corrispondenti agli standard varietali.
A titolo indicativo si può dire che il costo medio di una pianta è attualmente sulle 4.000 lire cadauna. La messa a dimora delle piante può essere fatta in primavera o in autunno e deve essere preceduta da una lavorazione profonda, unita (possibilmente!) a un forte apporto di letame ben maturo (60 t/ha).

Sistema di allevamento

Attualmente tutti gli impianti specializzati di rovo sono realizzati a controspalliera, utilizzando pali in legno di castagno o in cemento di circa 2 m di altezza. Ai pali sono ancorati due fili zincati (diametro del n. 18) sui quali si sviluppa la vegetazione. I pali vanno messi lungo il filare a 10 metri di distanza l'uno dall'altro.
Onde permettere un adeguato sviluppo delle piante e facilitare le operazioni di raccolta, gli interfilari distano tre metri. La distanza sulla fila varia a seconda della vigoria varietale. In genere va da 1,5 a 2,5 metri.

Potatura e concimazione

A parte alcune lavorazioni superficiali necessarie alla eliminazione delle infestanti (fresatura o passaggio con un motocoltivatore a poca profondità di lavorazione) l'unica operazione colturale veramente impegnativa è data dalla potatura. Dato che la pianta produce esclusivamente su tralci di due anni, in pratica occorre eliminare i tralci che hanno già fruttificato, lasciando 4-5 polloni per pianta da legare (aperti a ventaglio) ai fili di ferro zincato. Su ogni pollone vanno poi spuntati a 4-5 gemme tutti gli altri tralci anticipati presenti (vedere disegno).
La maggior parte dei coltivatori effettua poi una o due potature verdi (giugno e fine luglio) per sfoltire alla base i tralci in soprannumero e favorire l'insolazione dei frutti. Sulla concimazione esistono pareri abbastanza discordi. Come criterio generale è bene tenere in conto che il rovo è particolarmente esigente in potassio (70 unità ad ettaro). Per l'azoto e il fosforo bastano invece 50 unità ad ettaro o anche meno.

La raccolta

In impianti eseguiti razionalmente, già al secondo anno, si possono ottenere produzioni di 3-5 kg per pianta. Dopo il terzo anno la produzione arriva a 8 -10 kg/pianta e si stabilizza su questi valori, corrispondenti a 15-20 t/ha. La durata economica dell'impianto è di solito calcolata su 7-8 anni, dopo di che la produzione ad ettaro inizia a calare. In pratica però i coltivatori tendono a tenere in vita l'impianto il più possibile (anche per 15 anni).
La raccolta va effettuata a mano, ogni 5-6 giorni, ed è particolarmente impegnativa. Anche se le varietà di rovo utilizzate in Italia sono quasi tutte senza spine, non è infatti possibile raccogliere più di 6-8 kg di frutti l'ora. Data la particolare delicatezza di questo frutto è bene operare sempre nelle ore più fresche della giornata, appena le more risultano asciutte dalla rugiada mattutina.

Il conto economico

La convenienza di un impianto di mora di rovo va attentamente valutata, tenendo soprattutto in conto delle possibilità locali di assorbire il prodotto. L'alto impiego di manodopera rende poi essenziale un dimensionamento che permetta di far fronte alle operazioni di raccolta senza dover ricorrere ad aiuti esterni.
In pratica la situazione ottimale per la scelta di una coltura di questo tipo è rappresentata da aziende collinari poste a ridosso di grossi centri urbani, dove poter collocare il prodotto sia presso frutterie che da artigiani pasticcieri e gelatai. Da escludere in modo categorico sono gli impianti destinati all'industria che dovrebbero confrontarsi col prodotto congelato proveniente (a prezzi molto bassi) dall'est Europa.
Come precedentemente accennato è poi senz'altro percorribile - e in piena coerenza con i canali commerciali usati per il miele - la strada della lavorazione aziendale attraverso la produzione di marmellate e confetture artigianali. Tra l'altro facilmente realizzabili ottemperando i canoni produttivi previsti per le colture biologiche, in perfetta linea con l'immagine "naturale" cui è giustamente collegata la produzione del miele.

Mora di rovo (costi e ricavi)

- dati relativi a un ettaro in piena produzione coltivato in Lazio.
- il costo della manodopera, che si presuppone fornita dal produttore, è stato calcolato 
attribuendo un valore convenzionale di £. 10.000/ora. - gli ammortamenti delle spese di impianto sono state calcolati su 7 anni. - nel calcolare i costi di raccolta si è tenuto conto di un valore di raccolta media oraria di 7 kg. _____________________________________________________________ ammortamento spese di impianto ................ £. 3.476.000 azoto (50 unità)................................£. 67.500 fosforo (50 unità)..............................£. 66.500 potassio (70 unità).............................£. 68.500 distribuzione manuale del concime (ore 8).......£. 80.000 TOTALE COSTI DI CONCIMAZIONE....................£. 282.500 taglio tralci (160 ore).........................£. 1.600.000 legatura (120 ore)..............................£. 1.200.000 raccolta e asportazione sarmenti (10 ore).......£. 100.000 TOTALE COSTI POTATURA E LEGATURA................£. 2.900.000 fresatura (3 interventi)........................£. 450.000 raccolta manuale (2.500 ore)....................£.25.000.000 contenitori e trasporto nel centro aziendale....£. 1.200.000 TOTALE COSTI RACCOLTA...........................£.26.200.000 ------------------------------------------------------------- TOTALE COSTI IN PIENA PRODUZIONE................£.33.308.500 PRODUZIONE LORDA VENDIBILE (17.500 Kg x 2.200)..£.38.500.000 MARGINE LORDO PLV - COSTI)......................£. 5.191.500 _____________________________________________________________ (fonte: ns elaborazione e modifica su dati Agriconsulting 1996)
Le varietà consigliate

Dirksen

E' attualmente la più precoce delle varietà coltivate in Italia (in Emilia matura ai primi di luglio). Varietà rustica di medio sviluppo, produce frutti di buona pezzatura, abbastanza resistenti al trasporto e alle manipolazioni. Il sapore è acidulo e gradevole. La polpa è intensamente colorata di nero, con riflessi violacei.

Black Satin

Rustica, molto produttiva (arriva in U.S.A. a 25.000 Kg/ha) e abbastanza precoce, è anch'essa una varietà molto diffusa in Italia. Produce frutti di pezzatura più grande della Dirksen, con polpa violaceo nerastra, molto succosa, acida e aromatica, ma di gusto meno gradevole della Dirksen. Presenta il difetto di una eccessiva vigoria che obbliga a ripetute potature verdi.

Thornfree

Anch'essa molto produttiva, è caratterizzata da more di grossa dimensione (fino a 8 g di peso). La polpa è succosa, di colore nero inchiostro, di gusto acidulo abbastanza gradevole. E' più tradiva delle altre varietà (matura i primi di agosto) e più resistente alla siccità. Adatta per le zone pianeggianti o di bassa collina del Sud Italia.

Hull Thornless


Cultivar molto produttiva e resistente al freddo. Adatta per le regioni del Centro-Nord Italia. I suoi frutti sono considerati i migliori per la surgelazione. Manifesta una buona resistenza alla malattie.

Evergreen Thornless


E' in assoluto la varietà più coltivata negli U.S.A. Poco diffusa in Italia, presenta la caratteristica di resistere molto bene alle manipolazioni e al trasporto. Per tali qualità negli U.S.A. viene abitualmente raccolta meccanicamente.

Il miele di rovo

Al contrario che per il lampone dove, seppur raramente, è possibile trovare in commercio mieli uniflorali, la letteratura apistica non riporta produzioni di mieli di rovo. Ciò ha impedito le definizione di un modello organolettico preciso. Basandosi su un certo numero di campioni, Persano Oddo e De Pace, hanno comunque indicato come caratteristiche identificative di questo miele i seguenti elementi:
colore: ambrato più o meno scuro, talora con tonalità rossicce;
cristallizzazione: lenta e non compatta
odore e sapore: di media intensità, leggermente fruttato, acidulo.
Resta comunque il fatto che il nettare di rovo partecipa in modo consistente alla formazione dei mieli estivi poliflorali; soprattutto nel periodo estivo (giugno-luglio) dove la scalarità delle fioriture permette una consistente e continuativa disponibilità di nettare. E' quindi ipotizzabile che, laddove le coltivazioni raggiungono una certa consistenza e non siano presenti massicce fioriture alternative, la produzione di monoflora di rovo possa essere facilmente attuata.



Damiano Lucia
Dal numero 7/8 1997 di Apitalia apitalia@tin.it