Giovan Battista Ramusio

Nacquea Treviso nel 1485, morì a Padova nel 1557. Importante funzionariodella Repubblica di Venezia, erudito umanista, raccolse le più importantirelazioni e narrazioni di viaggio antiche, medievali e moderne  neitre volumi di Navigazioni e viaggi, pubblicati tra il 1550 e il’59 (l’ultimo postumo).
 

da Navigazioni e viaggi
 

da Sommario sulle Indie occidentali di Oviedo,  cap. 511-2

   Delle ape.
   Sonovi molte ape, che si generano nelli buchi degli arbori,e sono piccole, della grandezza simili alle mosche o poco più, ela punta delle ale è mozza al traverso, della maniera della puntadelle coltelle che si fanno nella città di Vittoria; e per mezzodell’ala hanno al traverso un segno bianco, e non mordono, né fannomale, né hanno l’ago, e fanno gran favi over cassette, e piùbuchi sono in un di detti favi che ‘n quattro di questi di qui, benchéle siano ape di quelle portate di Spagna; e il miele è molto buonoe sano, ma è bianco e quasi come vin cotto.
 

da Viaggio in Etiopia di F. Alvarez 

cap. 55 9
[…] edificii […] di pietre quadrate altissimi, […] il primo re chegli fece fare si chiamava Balibela, che vuol dire miracolo,conciosiacosaché quando nacque fu coperto di api, le quali lo feceronetto senza fargli male alcuno: e costui fu figliuolo di una sorella dire, il qual re morì senza erede e però fu fatto re il nepote,e dicono che fu santo, ed è tanta la divozione che vi concorre tuttal’Etiopia, e vi si veggono infiniti miracoli.
 
 

cap. 148 15
Vi è grandissima quantità di mele per tutta quella terra,e li buchi delle api non sono posti al modo nostro fuor di casa, ma litengono nelle camere dove stanno li lavoratori, accostati al muro, nelqual vi fanno un poco di apertura donde le api possono andar fuori al pascolo.Elle vanno volando ancor per le camere, e per questo non lasciano di starin casa, perché vanno e vengono. Se ne alleva gran quantità,e massime nelli monasteri, per esser gran fondamento del lor vivere. Sitrovano anche api per li boschi e per li monti, appresso li quali vi pongonodegli scorzi cavati, e ripieni che sono se le portano a casa. Raccolgonomolta cera e ne fanno candele, perché di sevo non usano.
 
 

da Lettera di Iovio sulla Moscovia, cap. 4 6

[…] il raccolto certissimo consiste nella cera e nel mele, perciochétutto ‘l paese è pieno di fecondissime api, le quali fanno meleperfettissimo, non già nelle arne fatte per mano de’ contadini,ma nelle cave degli arbori: onde aviene che per le selve e per gli ombrosissimiboschi si veggono spessi e belli sciami d’api pender da’ rami degli arbori,a’ quali raccogliere non fa bisogno usare alcun suono di rame. Si truovanospesse volte gran masse di favi di mele nascose negli arbori, e il melvecchio abbandonato dalle api, conciosiaché gli contadini, essendopochi, non vadano ricercando ciascun arbore in così gran boschi,di modo che alle volte si truovano gran laghi di mele nei tronchi degliarbori di maravigliosa grandezza.
 

da Lettera di Campense sulla Moscovia, cap. 5 1-2

   Della selva Ercinia, degli arbori ch’ella produce, dellagran copia del mele,
  e della natura di quegli uomini.
[…] Ivi si raccoglie gran copia di mele, facendone l’api per tuttonegli arbori senz’alcuno studio umano. Ivi si veggono grandissimi sciamid’api volar per li boschi e combattere insieme e scacciarsi l’un l’altrodai lor luoghi, di modo che i villani, i quali appresso le lor ville serbanol’api proprie e come ereditarie, difficilmente le difendono dalle forestiere:onde quasi tutto quello che di cera e dell’una e dell’altra pece, cioèdura e liquida, e di ragia di pino si consuma in tutta la nostra Europa,e anche tutte le pelli preziose, sono di lì per la via della Livoniaportate dalli nostri mercanti. […]