Come l'alveare smette di allevare covata in autunno


MATTILA e OTIS hanno saputo valutare il ruolo della eventuale disponibilità di polline come elemento che determina la continuazione o la fine di allevamento autunnale della covata determinandone il ruolo nel passaggio di allevamento dalle api estive a quelle invernali . Per far ciò, nelle famiglie in studio si è da una parte accelerato e dall’altra rallentato artificialmente la diminuzione di disponibilità di polline che avviene naturalmente nel periodo ed è stata misurata la conseguente variazione di attività di allevamento di covata e l’inizio della nascita delle api invernali rispetto alle famiglie di controllo che hanno seguito il ritmo naturale. La riduzione della disponibilità di polline è stata ottenuta disponendo trappole da polline davanti alla famiglia .
Precedenti ricerche degli stessi autori dimostrano che tale manovra produce una riduzione della disponibilità di polline dal 60 all‘89 %.
Ritardando il momento di non disponibilità di polline si è avuto un parallelo ritardo nella diminuzione di allevamento di covata nelle famiglie, che, appunto, con una più consistente disponibilità di polline hanno allevato covata più a lungo e in misura maggiore in ottobre rispetto anche agli alveari controllo , lasciati liberi di fare ciò che a loro la stagione suggeriva . Perciò, dei tre gruppi di studio ,le api a cui è stato somministrato un supplemento di polline hanno allevato dal 28% al 41 % in più di covata. Le famiglie parzialmente private di polline hanno mostrato una anticipata riduzione dell’allevamento . Il terzo gruppo mantenuto in condizione naturale ha mostrato comportamento intermedio. In conseguenza dei risultati osservati si può capire che l’allevamento delle api invernali è stato spostato dalle famiglie con supplemento di polline ad un più tardivo periodo autunnale rispetto a quanto avvenuto negli altri due gruppi .La produzione di api invernali nelle famiglie sottoposte alle altre due differenti condizioni di studio é risultata analoga come numero , senza relazione con la disponibilità di polline comunque manipolata, ma in periodi diversi , in anticipo nel gruppo parzialmente privato di polline.Le api supplementate di polline hanno visto nascere il 29% delle api invernali nella prima metà di settembre (1 /13 settembre) mentre nelle altre due tesi nello stesso periodo sono nati il 51 ( controllo ) e il 53%( gruppo privato di polline ) di api invernali . Al 25 settembre le tre tesi hanno prodotto un numero simile di api invernali ( 45 / 54% ) mentre al 7 ottobre le api a cui è stata fatta aggiunta di polline hanno fatto nascere il 17% di api invernali contro meno del 3% degli altri due gruppi . Gli autori valutano che la longevità media delle operaie allevate in autunno risulta inversamente proporzionale alla quantità di covata che ancora deve essere allevata dalla famiglia al momento in cui l’ape che si vuole prendere in considerazione nasce. Di conseguenza , le api invernali , caratterizzate da lunghissima aspettativa di vita, appaiono nella famiglia solo quando l’allevamento della covata comincia a ridursi , al momento della riduzione di disponibilità di polline.
E’ rimarchevole come la disponibilità di polline determini quando le api invernali cominciano adapparire,non quante .Di questo aspetto non si conosce nulla.Le famiglie sembrano invernarsi con quantità simili di api invernali indipendentemente dalla disponibilità di polline. Sembrerebbe che per diventare ape invernale sia necessario non dedicarsi ai compiti da nutrice, i quali compiti provocano un notevolissimo stress ( Amdam -vedi il capitolo dieta e metabolismo ) . Già negli anni ‘50 la svizzera Maurizio ( citata da Mattila e Otis ) dimostrò notevole aumento dell’aspettativa di vita in api estive orfanizzate.Omholt nell’88 ( citato da Mattila e Otis ) confermò la relazione inversa fra aspettativa di vita dell’ape e durata della sua attività come nutrice. Se ne conclude che la riduzione di disponibilità del polline sembra essere lo stimolo che lentamente porta alla transizione verso la comparsa della popolazione invernale . In maniera diretta la disponibilità ha effetto sulla capacità di allevamento e indirettamente indica il “ deterioramento ambientale associato all’avvicinarsi dell’inverno “.

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