Trattamento termico antivarroa


 

In occasione di ogni visita completa, alle famiglia d'api interessata, prelievo tutti i telaini di covata opercolata.

Dopo successiva spazzolatura li metto in una apposita scatola termica che mi sono costruito (una resistenza da stufa elettrica, due ventole da dissipatore ed un piccolo termostato elettronico per un costo complessivo, compresa la cassa in polistirolo per 12 telaini di poco più di 100mila).

Qui restano per 2 ore a una temperatura di 43 gradi. Dopo le due ore li restituisco alle famiglie di origine ricostruendo perfettamente la famiglia. Le varroe presenti nella covata muoiono al 100% se restano per più di un'ora a una temperatura di circa 40C. La temperatura dentro alle cellette opercolate sale molto lentamente rispetto all'aria circostante che e' quella che misura il termostato. Per questo il termostato lo taro su 43C.
Difetti:
- necessità di avere una scatola termica, attualmente non reperibile sul mercato; necessita' di dotare l'apiario di collegamento con la linea elettrica (un generatore, se non usato per altri scopi, e' veramente troppo costoso)

Pregi: si eliminano quasi tutti i difetti del TIT3 ( Campero):

il metodo (secondo mie esperienze va ripetuto due o meglio tre volte nell'arco di un anno ad ogni famiglia ( Vedi pure dati temporali di Percelsi)- usato come dotazione normalmente presente in apiario (come nel mio caso) diventa un mezzo utilizzato durante ogni procedura.

Ad esempio, se faccio dei nuclei, la covata che prelevo prima la passo per due ore nella scatola termica, poi la uso per formare il nucleo
- nessuna sostanza chimica- nessun spreco di materiale per le api (moria delle api nella covata valutata nella letteratura è minore del 5%)
- comunque ho tutti i pregi del TIT3: posso operare con il raccolto in corso se serve, termo-trattando le api prima dei grandi raccolti; arriverò a fine giugno con delle famiglie ancora in vantaggio sulla varroa, mentre con i metodi chimici in quel periodo vi si giunge con famiglie prossime al collasso; ovviamente non avrò nessun "residuo" nella cera e nel miele...

Dati oggettivi::
- visitare una famiglia, mettere da parte i telaini con covata opercolata e spazzolare via le api che li ricoprono (con grande attenzione per la regina), richiede da 15 a 20 minuti. E poi bisogna tornare dopo 2 ore per restituirli. Può sembrare tanto, ma a me, in confronto alle ore perse con i TIT3 sembra poco.
- Bisogna avere api docili: basta una famiglia isterica per perdere la voglia di procedere oltre- visitando con grande attenzione la famiglia, e spazzolando via tutte le api dalla covata, se da una parte richiede di operare in modo veloce e con temperature dell'ordine dei 18C, dall'altro canto permette di controllare con grande cura lo stato di salute della covata. E chi ha avuto casi di peste sa di cosa sto parlando.
- consumo di corrente elettrica: per riscaldare la cassa utilizzo una resistenza da 900W, ma resta alla massima potenza per meno di un minuto (fase di riscaldamento dell'aria). Nel funzionamento normale l'assorbimento di potenza e' di circa 150-180W. Per due ore di funzionamento (arrotondando a 200W per due ore), per 3 volte all'anno diviso due (in un ciclo tratto due famiglie alla volta) fanno circa 300W/h a famiglia all'anno, che con il prezzo medio di 350/kW/h, significa 105 di elettricità all'anno per famiglia.... Un'inezia...

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Ho letto alcuni studi di Engels ed ho sviluppato la mia attrezzatura e una metodologia, tuttora in fase di miglioramento.

La mia "scatola termica", di cui sto per montare la terza versione, e' comunque basata su quest'idea: con una resistenza scaldo l'aria, ma per controllarne bene la temperatura (per evitare fusioni di cera e/o cedimenti dei telaini) non posso mettere la resistenza vicino ai telaini e affidarmi alla convezione naturale, bensì' ideare un sistema di circolazione forzata dell'aria.

Quindi la scatola termica ha due settori. Uno di riscaldamento dell'aria e l'altro con i telaini.

Una ventola spinge l'arnia calda dalla prima alla seconda sezione. Il sensore di temperatura mantiene costante la temperatura del flusso d'aria in uscita dalla ventola

In questo modo ai telaini arriva un'aria a temperatura costante e prevengo ogni rischio di fusione (a 45 C la cera "suda" ma non si ammolla, neppure con il peso di miele e della covata, al massimo esplode qualche opercolo di miele un po' sottile) o cottura delle api.

Ovviamente, esiste anche il canale inverso che risucchia l'aria dal settore dei telaini verso la resistenza.
Sto costruendo una versione da 24 telaini, che mi consenta di trattare contemporaneamente almeno 4-5 famiglie.

La distanza tra due telaini deve essere maggiore della distanza all'interno delle arnie, perché altrimenti l'aria non circola bene e la temperatura non si uniforma.

Avendo un solo sensore di temperatura (altrimenti il controllo si complica troppo...) ho verificato la temperatura con dei termometri a mercurio per uso umano, quelli in cui il mercurio non può' scendere.

Con una serie di prove ho visto che la temperatura della cera dei telaini si stabilizza alla temperatura impostata nel giro di un'ora. Quindi le due ore di trattamento che pratico prevedono in realta' un'ora di riscaldamento e una di effettiva esposizione della varroa alla temperatura di trattamento.

Le larve di ape sopportano fino a 45C. Comunque uso al massimo una temperatura di 43C.

E' importante avere un sensore abbastanza preciso, diciamo almeno +/- 1C per non rischiare di fare frittate...

N.B: ... un problema che devo ancora affrontare e' quello del controllo dell'umidità: W.Engels parla anche di controllo dell'umidità (nelle scatole termiche da loro impiegate per ricerca) per evitare il disseccamento delle larve non opercolate e delle uova quasi sempre presenti assieme alla covata opercolata.

Attualmente mi limito ad un paio di spruzzate di acqua sui telaini prima del ciclo termico... ma nelle giornate secche temo non basti...


Buon lavoro biologico a tutti. Stefano Martinetto
vedi anche
Realizzazione di una scatola termica
Procedura di termotrattamento